Nitroglicerina, cotone collodio, fulmicotone… L’epopea industriale di Ferrania ha fra le sue origini la chimica degli esplosivi e la guerra. Negli scontri di artiglieria il fumo della polvere nera (carbone, zolfo, salnitro) sovente rendeva difficile la visibilità ai soldati e rischiava di farne un bersaglio. Agli inizi del XX secolo vengono preferite polveri per armi da fuoco come la balistite (uno dei brevetti di Alfred Nobel, padre della dinamite) o la solenite, che non rilasciano fumo, non avendo residui solidi, e hanno un’efficace deflagrazione progressiva. L’esercito russo aveva acquistato dalla Francia i cannoni da campo Déport, adatti per la loro leggerezza a essere trainati dai cavalli. L’impegno francese nella prima guerra mondiale impedisce la fornitura all’estero della cosiddetta polvere B, propellente necessario per le munizioni dei cannoni. La Russia trova un nuovo fornitore nella SIPE (Società Italiana Prodotti Esplodenti),azienda milanese che collaborava con la Dynamite Nobel. Per soddisfare le richieste di esplosivo, nel 1915 SIPE decide di realizzare una nuova fabbrica a Ferrania, lungo il Bormida.
Mentre nelle trincee d’Europa si consumava l’ecatombe della grande guerra, a Ferrania – che già nel toponimo conserva la traccia della materia e del lavoro – prende vita una nuova sorprendente storia, sociale e tecnologica: la pellicola.
