I villaggi e i quartieri operai rappresentano un segno specifico dell’età industriale. Sono complessi realizzati dalle imprese, costituiti da alloggi e servizi forniti ai dipendenti, gratis o a prezzo di favore, nati per molteplici motivazioni, dalla volontà di stabilizzare la forza lavoro nei pressi dello stabilimento a logiche di costruzione di comunità. Alcuni villaggi sono veri gioielli architettonici: Crespi d’Adda, nel bergamasco, è patrimonio dell’umanità dell’UNESCO. In Liguria sono rari: la Val Bormida (Cengio, Cairo, Ferrania) costituisce un’eccezione per dimensioni, durata e articolazione degl’interventi.
L’abitato operaio di Ferrania attraversa le fasi di vita del sito industriale. SIPE passa dai semplici baraccamenti a grandi caseggiati nell’area di Vispa, sul modello del villaggio SIPE a Cengio. Nei pressi della fabbrica la FILM dà vita a Filmania, un nuovo nucleo di abitazioni per le maestranze costruite in stile razionalista, case familiari dotate di piccoli orti, cui si affiancano la mensa, lo spaccio, il Dopolavoro. Nel 1936, appena quattro anni dopo l’inaugurazione delle prime case, il villaggio conta circa 650 abitanti.
Nel dopoguerra l’intervento in campo edilizio è sostenuto dai programmi statali, in particolare il piano INA-Casa (1949-1963), noto come piano Fanfani. Ferrania fa costruire nuovi caseggiati popolari sulla sponda sinistra del Bormida (che si integrano al nucleo Oltre Bormida), a Prasottano, Ferranietta, così come in tutta la valle: Altare, Cairo, Dego, Millesimo… Una vera e propria città, gemella del borgo medievale, dipendente – anche dal punto di vista energetico – dalla fabbrica: case di diversa dimensione e qualità per i lavoratori stanziali, con tanto di arredamento, «Casa Scapoli» per i dipendenti senza famiglia e i trasfertisti, ville per i dirigenti, aree ricreative. Ferrania offre ancora oggi la particolare esperienza di un’immersione in un territorio stratificato, fra le facciate delle case e i resti industriali.
