Chimici e ingegneri, la provetta e la macchina: la fabbrica per decenni vive di questo binomio. Un mondo autosufficiente, continuamente progettato e accresciuto da una schiera di ingegneri, periti, disegnatori, in quotidiano confronto per individuare soluzioni, concepire impianti più efficienti e veloci, automatizzare le lavorazioni, studiare un piccolo ingranaggio o piuttosto un intero reparto, programmare gl’interventi di manutenzione (enorme il numero dei pezzi di ricambio), risolvere le criticità… Una caratteristica espressione di orgoglio dei lavoratori di Ferrania: il prodotto finito è realizzato «in casa», sui macchinari progettati e costruiti nelle proprie officine. Il dialogo presente fra ricerca e produzione si replica nel campo ingegneristico: le diverse specializzazioni della Divisione tecnica (meccanica, elettrica, impiantistica, edile, etc.) sviluppano i progetti sulla base delle esigenze di lavorazione, della fattibilità economica, della convenienza brevettuale.
Nel 1950 viene creato l’ufficio di progettazione MC (Macchine di confezione) che darà vita a diverse linee integrate immesse nei reparti di produzione (bobinatura, taglio, astucciamento, confezione dei caricatori, etc.). Il passaggio a 3M si traduce nello scambio con gl’ingegneri della casa madre e nello sforzo di uniformare linguaggi e soluzioni su standard internazionali. Di particolare rilevanza lo sviluppo di sistemi di stesa ad alta velocità.
Le nuove sfide guardano all’elettronica e al controllo computerizzato. Muta il mondo dell’ingegneria e del lavoro: calano i disegnatori e i tecnigrafi, aumentano i coordinatori di progetto e i responsabili di commessa, i meccanici cedono il passo ai «conduttori di macchina», ai manutentori degli strumenti, ai programmatori. Un solo esempio, per dare l’idea della complessità: l’impianto di Converting X-ray per il taglio e confezionamento, inaugurato nel 1994, aveva una lunghezza di 83 metri ed era pilotato da 21 computer.
