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Il quaderno dell’architetto

Strutture produttive, reti di trasporto e comunicazione, edifici sociali, case per lavoratori… L’architettura industriale fu uno spazio dove sperimentare materiali e tecniche costruttive. Allo stesso tempo fu terreno d’azione per architetti, urbanisti e ingegneri, chiamati a integrare nel decoro urbano i nuovi luoghi della produzione, testimoni del valore dell’azienda. La Val Bormida è un caso-studio privilegiato: qui la seconda rivoluzione industriale va a insediarsi prepotentemente fra i boschi, modificando in brevissimo lasso di tempo il paesaggio e secolari modelli socioculturali. Oggi quel paesaggio, esaurita la stagione delle grandi fabbriche, appare frammentato: i resti materiali possono costituire un punto di partenza per nuove pratiche di memoria e identità territoriale.

In Val Bormida lavorò negli anni ’10 un architetto milanese, Cesare Mazzocchi, scelto dalla SIPE per progettare molti dei nuovi edifici dell’industria di esplosivi. Il caratteristico linguaggio di Mazzocchi, che fonde tradizione e nuove sensibilità, emerge dai disegni, dai bozzetti e dai progetti conservati presso l’archivio del Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto (MART). Nei primi decenni del XX secolo realizzò vari interventi a Milano, dai palazzi in stile liberty (la sede della compagnia Gondrand; Casa Barelli) alla progettazione di un quartiere di case popolari (oggi quartiere Molise). I primi lavori furono condivisi con Luigi e Felice, padre e zio ingegneri, quelli tardi con il figlio Maurizio. Cesare Mazzocchi insegnò disegno nelle scuole per operai promosse dalla Società Umanitaria, istituto filantropico attivo nell’educazione e nell’edilizia sociale: a lui si deve la trasformazione di uno stabilimento elettromeccanico nel Teatro del Popolo voluto dall’Umanitaria (nel 1943 il teatro fu distrutto dai bombardamenti).

I siti industriali della SIPE rimandano a un’architettura di livello internazionale: dalle linee più semplici, di richiamo anglosassone, a Cengio, al modernismo delle centrali elettriche a Ferrania. Mazzocchi predilige il mattone faccia a vista, l’aggiunta di decorazioni in cemento, l’uso del ferro battuto. A Cengio spicca la torre di distribuzione dell’acqua, mentre a Ferrania si trova il suo capolavoro: la centrale elettrica SIPE del 1916. L’edificio (costituito da due volumi adiacenti a pianta rettangolare, 21,8 x 17,7 e 22,9 x 13,3, con ingressi indipendenti) un tempo era al centro dello stabilimento: presto abbandonato, oggi si trova privo del contesto architettonico che lo circondava, isolato. I fronti esterni – scanditi da grandi aperture a tutta altezza, sormontate da una ricca decorazione – richiamano la centrale Taccani di Trezzo d’Adda, in Lombardia, realizzata nel 1906 da Gaetano Moretti, esponente di rilievo della corrente modernista italiana e fonte di ispirazione per una generazione di architetti industriali. Nel 2016 la Soprintendenza regionale ha decretato un vincolo di tutela sulla centrale SIPE, sugli spazi di ingresso alla fabbrica e sugli edifici che vi si affacciano (centrale interna, direzione, portineria), nonché sul Dopolavoro.

Mazzocchi progettò anche una seconda centrale elettrica della SIPE a Ferrania: nell’edificio di Prasottano, mai terminato, le linee guardano al razionalismo e le decorazioni sono più semplificate.

Non solo centrali e fabbricati industriali: la stessa qualità esecutiva e la cura per i dettagli erano riservate alle strutture sociali. Un esempio prestigioso è Palazzo Rosso a Cengio, prima edificio di rappresentanza, poi mensa e sede del Dopolavoro; l’impianto originario della costruzione, in mattoni rossi, è firmato sempre da Mazzocchi. Sono stati demoliti vari caseggiati realizzati dalla SIPE per i lavoratori e le loro famiglie a Cengio e a Ferrania. Gli alloggi più signorili, come le quattro abitazioni site nel piazzale antistante lo stabilimento di Cengio (oggi Piazza della Vittoria), ricordano quelle del villaggio di Crespi d’Adda. Le case, destinate ai chimici, sono raffigurate in un acquarello dell’epoca viste dal fronte sud, con il giardino, la loggia e la veranda.

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