Il processo di produzione della pellicola segue differenti fasi, estremamente complesse. Le principali sono la sintesi dei componenti chimici; la colata del triacetato di cellulosa; la fabbricazione dell’emulsione; la stesa dell’emulsione sul supporto; il confezionamento del film nei diversi formati. La qualità del prodotto finale dipende da ciascuna tappa: per questo i singoli processi sono sottoposti a continui controlli, fin dalla fase di approvvigionamento delle materie prime.
Sintetizziamo il processo di fabbricazione di un supporto. Le materie, come il triacetato di cellulosa, i plastificanti, i solventi, sono introdotte nelle macchine impastatrici: si ottiene il collodio, estremamente denso, che, dopo successive filtrazioni e regolazioni della viscosità, viene colato su un nastro di acciaio perfettamente liscio e levigato, lungo fino a 80 m (ruota). I solventi evaporano e sono recuperati mediante rettificazione nella distilleria. Alla fine del nastro si distacca una lamina plastica solida e flessibile, che viene ulteriormente essiccata attraverso apposite stufe. Viene poi applicato un sottostrato che assicura l’aderenza degli strati gelatinosi che saranno stesi in seguito. Il supporto è avvolto per centinaia di metri, fino a tre chilometri, su grandi bobine chiamate assi. Dopo essere stato sottoposto a prove fisiche e chimiche, il triacetato è pronto a essere unito all’emulsione sensibile.
Ma è nella fase di stesa che il film sensibile prende forma: in ambienti a luce controllata, vengono applicati sul supporto differenti strati (12-15) di emulsione, che hanno uno spessore di pochi micron. La difficoltà è rappresentata dalla colatura contemporanea di più fluidi, in strati sottili, che non si mescolano per differenza di tensione superficiale. Vengono uniformemente distribuiti sul supporto per mezzo di un sofisticato macchinario detto estrusore. Nella produzione industriale sono macchine cosiddette a menisco (a estrusione o a lama d’aria) che permettono, grazie a un principio fisico, il congiungimento fra supporto ed emulsione. Gli estrusori a multistrato, sviluppati dalla ricerca ingegneristica, possono completare il prodotto in 2-3 passaggi di stesa, con una velocità di 30-40 metri al minuto. L’intera fase è monitorata, a ciclo continuo, dalla sala di controllo. Appena stesi, i vari strati sono gelificati con aria fredda, quindi i grandi lenzuoli di pellicola entrano nell’essiccatoio. In questi lunghissimi corridoi il film si muove su una lama d’aria (o, in precedenza, mediante strutture mobili con pesi, punzoni o bastoni) attraverso diverse zone a temperatura e umidità controllate, dove acqua e solventi vengono evaporati. Al termine nuovi macchinari avvolgono la pellicola su degli assi, mentre si procede al cambio e al lavaggio dei filtri e dei bidoni di emulsione. Le fasi di stesa, svolgimento e avvolgimento lavorano in continuo, ossia senza interrompere la stesa, per giorni o settimane. A monte, lo scioglimento e la filtrazione dell’emulsione avvengono alternando diverse caldaie, così da non interromperne l’alimentazione.
La finitura e il confezionamento della pellicola (converting) procedono mediante impianti automatizzati che operano anch’essi in ambienti a luce controllata. Speciali tagliatrici con coltelli di acciaio realizzano molteplici formati, dai nastri fotocinematografici ai rettangoli per la radiografia e le arti grafiche. Un passaggio delicato è la perforazione della pellicola, per la quale occorrono strumenti di precisione, quali i punzoni, che vanno periodicamente rettificati. I materiali sono firmati (la caratteristica sequenza leggibile al bordo del film) e verificati rispetto a numerose caratteristiche, così da escludere le difformità. Gli scarti della lavorazione sono inviati al recupero dell’argento e del supporto. Veloci impianti automatici, espressamente progettati, procedono poi all’imballo delle pellicole: i vari materiali sono confezionati in un’ampia gamma di tipologie, dai piccoli rullini fotografici ai grandi contenitori metallici per bobine cinematografiche. La produzione e la stampa dei molteplici imballi, delle etichette, dei libretti di istruzione, avveniva a Ferrania, nel reparto tipografico della SALI.
Il prodotto viene conservato in magazzino a basse temperature, protetto dalle radiazioni e dai batteri. Anche il tempo è un fattore da considerare: la pellicola è uno dei pochi prodotti non alimentari che reca sulla confezione la scadenza.
