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Fra i boschi

La storia di Ferrania e della Ferrania si sviluppa fra i boschi. Per secoli qui si è vissuto di quanto offriva il bosco, castagne in anzitutto, e di agricoltura povera, caratteristica di tutta la provincia savonese. Nelle cascine dell’Adelasia, l’ampia distesa boschiva intorno al bacino del Rio Ferranietta (nota anche come valle dei Casotti), vigeva la mezzadria, con metà dei prodotti e due terzi delle castagne raccolte destinati ai marchesi De Mari. Alla fine del XIX secolo Marcello De Mari promuove lo sviluppo agricolo della zona, con la bonifica di Pian Cereseto: coltivazioni, lavorazione della canapa e dei cesti, allevamento di bestiame e bachi da seta.  L’azienda agricola locale conosce vari passaggi societari fino al 1938, quando parte della tenuta è riscattata dalla Ferrania: chiuderà alla fine degli anni ’60, con i figli dei mezzadri ormai impiegati in fabbrica. Restano nel ricordo le feste per la trebbiatura e le battute nella riserva di caccia.

3M mantiene la storica attenzione al territorio: è finanziato il recupero delle cascine, il Manchetto diventa foresteria e centro di formazione aziendale. Un prolungato dialogo con il Comitato di salvaguardia della Val Bormida e il WWF approda nel 1989 all’apertura della Riserva naturalistica dell’Adelasia, circa 500 ettari nei luoghi delle battaglie napoleoniche. L’oasi di protezione privata più estesa realizzata in Italia: un’intelligente strategia territoriale, che si tradurrà in patrimonio collettivo, quando l’oasi passa alle amministrazioni locali. La cultura ambientale si traduce in impianti per il trattamento delle acque industriali a fanghi attivi (poi utilizzati nella floricoltura della regione), per il recupero dei metalli pesanti, per l’abbattimenti degl’inquinanti; introduzione del metano nella centrale; attività di bonifica; creazione di un servizio mobile per il controllo dei parametri. Si tratta del programma 3P, Pollution Prevention Pays, ovvero: la prevenzione dell’inquinamento è a tutti gli effetti un investimento per la competitività, con costi minori rispetto a quelli necessari per il ripristino ambientale (i vantaggi economici sono valutati da 3M in milioni di dollari). I fattori d’incidenza ambientale dell’industria chimica erano molteplici: emissioni aeree, inquinamento del fiume, materiale da smaltire (in primis i sali d’argento), presenza di amianto. Al di là delle imposizioni legislative, occorreva costruire un’immagine pubblica positiva, tanto più in Val Bormida, dove i temi della salute ambientale erano stati posti alla ribalta dalla vicenda ACNA a Cengio.

Oggi gli escursionisti percorrono a piedi e in bicicletta i sentieri fra i boschi di faggio e castagno dell’Adelasia, habitat di svariate specie animali; la cascina Miera funge da rifugio. Il bosco continua a essere una risorsa e rappresenta, dopo la stagione industriale, un futuro da costruire.

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