In campo aziendale spesso la comunicazione interna è veicolata da un house organ, una rivista rivolta per lo più al personale. Non è il nostro caso: dal 1947 al 1967 una redazione milanese, guidata dal filologo Guido Bezzola, cura «Ferrania», mensile di forte impronta artistico-culturale. Una scelta chiara: contribuire alla costruzione di un gusto visivo, per una borghesia colta e per il mondo dei foto e cineamatori, verso cui si orientano i messaggi pubblicitari. Il precedente era dato dal «Notiziario fotografico» (1946) dell’Associazione fotografica Olivetti di Ivrea; «Ferrania» ne raccoglie vari collaboratori con una confezione prestigiosa: 24×31 cm, in media 40 pagine patinate, tiratura di 3500 copie, grafica curata da Luigi Veronesi, edizione inglese con cadenza semestrale, distribuzione in libreria e abbonamento, omaggi a circoli fotografici e a hotel.
«Ferrania» s’interessa di linguaggi visivi, grazie a un nutrito gruppo di specialisti e intellettuali (fra i molti Alberto Moravia, Folco Quilici, Giuseppe Turroni, Italo Zannier). Protagonista è il grande schermo, con una propensione verso la critica e l’approfondimento – grazie all’intelligenza di Bezzola – delle diverse scuole e dei generi (il cinema dell’Europa orientale, i divi del muto). La sezione fotografica era curata da Alfredo Ornano, autore di notevolissimi articoli tecnici (poi tradotti nei manualetti distribuiti dall’azienda); sono pubblicati migliaia di scatti di professionisti e di dilettanti. E ancora: corrispondenze con i lettori, iniziative con la FIAF (Federazione italiana associazioni fotografiche), concorsi a premi, un corposo numero speciale a fine anno.
Il cambio di proprietà, il mutamento del mercato e dei linguaggi comunicativi chiudono l’esperienza del mensile, che diventa oggetto di collezione e studio (i 252 fascicoli sono stati digitalizzati a cura della Normale di Pisa). L’azienda avrà come house organ «Il Mirino» (1967-71) e «Immagini» (1972-96).
