Negli anni ’50 e ’60 si instaura uno strettissimo rapporto fra la Ferrania e il mondo del cinema, in particolare Cinecittà. Il marchio dell’azienda accompagna la stagione del neorealismo e della commedia sul grande schermo: su pellicola C 7 sono girati Cronache di un amore, il primo lungometraggio di Michelangelo Antonioni, film di Pietro Germi, Giuseppe De Santis e Steno, vari titoli con Totò… Mentre la Divisione cinema professionale dialoga con i produttori e le grandi case di distribuzione, i ricercatori e i tecnici a Ferrania si confrontano con le esigenze dei laboratori di sviluppo e stampa, in piena espansione così come le sale di proiezione. Interloquiscono con la fabbrica della pellicola, spesso recandosi direttamente nello stabilimento, fonici, operatori di macchina, truccatori e – innanzitutto – direttori della fotografia (fra cui Piero Portalupi e Gabor Pogany, che partecipano al progresso tecnologico delle pancro in bianco e nero e del Ferraniacolor). Nel teatro di posa, affiancato a una sala di proiezione, era possibile effettuare test, collaudare nuove proposte, sperimentare differenti condizioni di illuminazione. In altre circostanze saranno gli uomini della Ferrania a essere presenti sui set cinematografici e a fornire assistenza.
La stessa fabbrica diviene un soggetto di ripresa: il Reparto pubblicità cura Lavoro a Ferrania (1962, 28’), di Giulio Monteleoni, con la fotografia di Piero Portalupi e un commento sonoro d’eccezione, una composizione originale di Bruno Maderna, un maestro della musica contemporanea. Per la visionarietà delle inquadrature e per l’uso della luce, il filmato rappresenta uno dei migliori esempi del documentario industriale.
Una curiosità: Alberto Guzzi, tecnico dello stabilimento, sperimenta le pellicole con 8 mm girati a Ferrania, coinvolgendo i ragazzi del posto in spassosi allestimenti. Fra i titoli: Nosferatu 70. De veridica historia ferraniens vampiri!
