Il comparto delle arti grafiche (pellicole, lastre, prodotti chimici) si rivolge ai campi della stampa e della riproduzione di qualsivoglia documento. Le tecnologie basate sui clichés hanno avuto una lunga evoluzione, utilizzando il legno, le lastre di rame e zinco, l’acido, le pietre calcaree (litografia). Dalla fine del XIX secolo, l’affermarsi del materiale sensibile apre alla riproduzione fotomeccanica dell’immagine retinata o al tratto (senza mezzatinta), mentre si assiste alla diffusione di periodici e materiali illustrati. La FILM produce dalla metà degli anni ’30 una gamma di pellicole per le arti grafiche: il successo dei rotocalchi e della stampa popolare si traduce nel costante aumento delle vendite. Nel 1954 è presentata la Ferralit, pellicola ad alto contrasto, seguita dalla Controtipo diretto, con emulsione a tono continuo, e dalla Lith pancromatica. Si abbandonano le fragili lastre di vetro e ci si rivolge a pellicole su un nuovo supporto, il poliestere (fabbricato nello stabilimento della 3M di San Marco Evangelista, Caserta).
Negli anni le tecniche artigianali vengono sostituite dagli scanner elettronici; lo sviluppo in bacinella lascia spazio alle sviluppatrici a rulli; si diffonde sempre più nel pubblico e nel privato l’uso del microfilm per l’archiviazione dei dati. Allo sviluppo Lith succede il trattamento Rapidaccess, fino alla rivoluzione data dai primi computer. Nel 1986 il comparto della fotocopiatura, del microfilm e del facsimile viene scorporato nella joint venture Harris/3M Document Products (poi Lanier).
Proseguono la ricerca e la produzione: dal sistema CTF (Computer to Film), dove la pellicola impressiona la lastra per la stampa offset, si passa al CTP (Computer to Plate), dove testi e immagini sono trasferiti direttamente alla lastra litografica. È l’arrivo della stampa digitale. Nel 1996 Imation cede la Diaprint, acquisita quattro anni prima da 3M, con una fabbrica a Sulmona (L’Aquila) di lastre per stampa. Il comparto viene infine dismesso.
