Raccontare e rappresentare la fabbrica delle pellicole è un tentativo, talora frustrante, di illuminare il buio, mentre vengono meno gli edifici, i documenti, il sapere del lavoro maturato negli anni. Fotografare la fabbrica del fotosensibile rappresentava un paradosso: per fermare su pellicola la «gente del buio» al lavoro bisognava illuminare la scena, atto che rovinava irrimediabilmente metri e metri di materiale. I fotografi incaricati di rappresentare l’immagine della fabbrica dovevano escogitare stratagemmi di ripresa, sacrificare del prodotto, costruire delle finzioni, con gli operai messi in posa. Allo stesso modo, musealizzare la vicenda della fabbrica e del mondo Ferrania significa elaborare stratagemmi narrativi, sacrificare gioco forza migliaia di volti e di dati, “mettere in scena” memorie collettive. Restituire il senso di una appartenenza a una grande vicenda industriale e, allo stesso tempo, il senso della sconfitta, del vuoto, di contenuti non risolti che ancora traspaiono nelle parole, nei silenzi, negli sguardi. Di una storia interrotta e non restituita.
Le immagini che oggi guardiamo raccontano una storia di selezioni e scarti, filtri e alterazioni, riproduzioni e perdita di dati. A oggi nessun supporto può garantire la conservazione sicura delle informazioni. Vale anche per il digitale, uno dei responsabili del tramonto del fotosensibile: cambiano le tecnologie e i formati, a distanza di pochi anni i bit non sono più leggibili, gli studiosi discutono sui modi per conservare i supporti non fisici. Occorre riflettere sui supporti e sulle politiche della memoria, dell’iscrizione, della preservazione dei documenti e delle immagini.
Consapevoli delle finzioni e delle perdite, dei limiti del museo come istituzione della memoria, vi invitiamo a uscire sul territorio. Ferrania, Cairo Montenotte, tutta la Val Bormida sono un museo millenario a cielo aperto, che affianca il bosco e la ciminiera, le castagne e il carbone, i centri storici e le case operaie, la civiltà del lavoro, il castello, l’abbazia. È un territorio che chiede ancora racconto e identità. Vi invitiamo a camminare, in dialogo con le persone e i luoghi, fra passato e futuro come una pellicola che si svolge, forti di uno sguardo sensibile.
