Nel 1937 Paolo Càssinis, storico direttore tecnico di FILM Ferrania, descrive così il lavoro sul fotosensibile: “ricerche spiritualmente estenuanti ed esasperanti per le quali gli sperimentatori debbono costruirsi una mentalità ed una resistenza tutt’affatto speciali. Si potrebbero chiamare i lavoratori forzati dell’intelligenza”.
Non si comprende Ferrania se si prescinde da una cultura delle ricerca, espressa negli stessi luoghi della fabbrica, che per decenni darà vita a una università della sperimentazione e dell’innovazione. Tutti i progressi – il passaggio al supporto ininfiammabile (safety film) piuttosto che l’affrancamento dai sali d’argento – hanno dietro schiere di tecnici impiegati a Ferrania: esperti di fisica, chimica, scienza delle emulsioni, statistica… A metà degli anni ’30 entra in funzione il Laboratorio (poi Divisione) ricerche, dotato di un impianto di prova che riproduce in scala le stese delle pellicole dei reparti produttivi, mentre è costituito l’LRC (Laboratorio ricerche colore). L’avvento della 3M porta questo ambito a livelli mondiali; nel 1966 viene inaugurata la palazzina delle ricerche (LRF, ma più nota come «R» o in gergo «LER»), su cinque piani, con oltre 200 “cappe bianche” (i laboratori Kodak – per fare un raffronto – ne mettevano in campo oltre 1.800).
La ricerca è alla base del percorso progettuale: nella fase di laboratorio c’è l’analisi fisico-chimica del prodotto e delle sue implicazioni brevettuali, nella fase di fabbrica si studiano i modi tecnici della produzione, nella fase di mercato i costi. L’investimento sulle «menti» e le tecnologie è dunque decisivo. Ne deriva un rapporto costante con le università, la formazione continua anche attraverso periodi all’estero, la cross-fertilization fra i centri della multinazionale, investimenti miliardari (negli anni ’80 3M destina alla ricerca fino al 6% delle vendite globali, il doppio della media delle industrie statunitensi). Dai primi austeri laboratori, con boccette e polveri, fino ai moderni spazi dotati delle strumentazioni più sofisticate, microscopi ottici, laser.
Non si compete solo con prodotti innovativi. Specie con la gestione 3M, la strategia competitiva avviene attraverso i brevetti, studiando i concorrenti, puntando sulla velocità, sul meticoloso controllo dei diritti (propri e altrui) della proprietà industriale, sul ricavo delle licenze. L’ufficio legale e dei brevetti con la gestione americana diviene un luogo chiave dell’impresa. Non a caso, a partire dal 1971, l’intero ambito della ricerca a Ferrania viene inglobato da St. Paul: muta l’organigramma, i progetti sono finanziati direttamente dalla casa madre, che detiene i diritti di proprietà sui risultati brevettuali. Risultati di altissimo valore, visto che il Servizio di proprietà industriale di Ferrania (l’unico collocato fuori dagli USA) genererà 15-20 brevetti internazionali l’anno, pari al 15% dell’intero comparto mondiale della pellicola.
Al fianco dei brevetti un patrimonio unico: la Biblioteca tecnica. Nata nel 1930, costantemente aggiornata sui molteplici ambiti scientifici connessi al fotosensibile, è dotata di oltre 500.000 testi fra volumi, documenti, riviste, come le storiche “Chemical Abstracts” (1915-1997) e “Berichte der Deutschen Chemischen” (1868-1997). Estesa su una superficie di 500 m², aperta al personale, la biblioteca (oggi appartiene alla Regione Liguria) era il luogo dello studio tecnico-scientifico, che si coniugava con il sapere trasmesso per generazioni dentro la fabbrica.
Il Know how acquisito in Ferrania permetterà in molti casi lo sviluppo di carriere prestigiose. Per mantenere diritti e materiali, l’azienda fa firmare ai tecnici un Patto di non concorrenza, con eventuale gratifica in cambio dell’impegno di non lavorare – entro due anni dalla fine del contratto con 3M – per i concorrenti. Si legge: “Non utilizzerò né divulgherò qualsiasi informazione riservata né durante il rapporto di lavoro né dopo la sua cessazione”.
