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Ferrania capitale

Le turbolente vicende societarie che ruotano intorno allo stabilimento di Ferrania testimoniano un secolo di storia sociale, industriale e finanziaria, italiana e internazionale.

Nel XIX secolo la tenuta di Ferrania apparteneva alla famiglia De Mari. Nel 1915 i creditori del marchese Gerolamo De Mari vendono i terreni e i beni di Ferrania alla milanese SIPE (Società Italiana Prodotti Esplodenti). La fabbrica è presto convertita nella produzione di pellicola: nel 1917 nasce la FILM (l’ingegnoso acronimo è Fabbrica Italiana Lamine Milano), controllata per il 75% da SIPE e per il 25% dalla francese Pathé Frères, nome storico nel fotosensibile.

Il primo decennio è assai critico anche per i ritardi nelle infrastrutture e gli scontri societari. Nel 1926 i francesi lasciano in favore del Credito Italiano, importante banca che da tre anni garantiva per la SIPE, ormai in crisi. Viene affidato a Franco Marmont du Hautchamp l’incarico di liquidare la FILM: il nuovo amministratore riesce tuttavia a pareggiare i bilanci e aprire una nuova fase. I dipendenti salgono da 150 a 500-600. A Milano Marmont è affiancato da Ferdinando Crespi (direttore amministrativo), a Ferrania lavora una generazione di trentenni come Luigi Schiatti (direttore), Paolo Càssinis (direttore tecnico), Tullio Aymar (ricerche), Pier Clinio Cuccolini (Divisione controlli), Leopoldo Di Renzo (Divisione tecnica), Emanuele Barban (produzione). Svolta l’assetto societario: dopo una breve stagione statale (IRI fra il ’32 e il ‘34), la FILM dal 1935 entra nell’orbita dell’IFI, finanziaria della famiglia Agnelli. IFI controllerà per trent’anni l’azienda, sempre guidata da Marmont. La forza lavoro triplica negli anni ’30, per arrivare alla fine degli anni ’50 alle 3.000 unità. Muta la denominazione: dal 1933, dopo aver incorporato la Cappelli (società antesignana nel campo del fotosensibile in Italia), prende il nome di FILM – Fabbriche Riunite Prodotti Fotografici Cappelli e Ferrania; dal 1937, semplicemente, Società Anonima Ferrania, con una nuova sede milanese nell’attuale  corso Matteotti.

1964: dopo un anno di trattative il colosso americano 3M (Minnesota Mining & Manufacturing) rileva Ferrania dall’IFI per 50 milioni di dollari, corrisposti in parte in azioni. A guidare la società nel trentennio successivo saranno diversi manager in carriera del gruppo 3M: Roy McKenzie, Jean Bernard Imbert, Kenneth Schoen, Thomas Skoog, Joe Warren, Donald Davis, William Monahan, Harry Andrews, James Stake. I direttori di fabbrica saranno Tommaso Diana, Carlo Murialdo, Giuseppe Ghiazza. Due anni più tardi cambia lo storico marchio: nasce Ferrania 3M S.p.A. Il processo si conclude nel 1971, quando viene incorporata 3M Minnesota Italia (nata nel 1959 a Caserta, che resta la sede sociale): si parla ora di 3M Italia, con quasi 4.000 dipendenti nella sola Ferrania e una nuova sede a Segrate. Negli anni ’80 e ’90 Ferrania è parte integrante della multinazionale; lo stabilimento riunisce tre EBU (European Business Unit) di ampio profitto: Medical Imaging Systems, Printing & Publishing Systems e Photo Color Systems, con a capo Guido Polla Mattiot. La forza lavoro in fabbrica scende progressivamente sotto le 2000 unità.

Nel 1996 3M esce dalle tecnologie dell’immagine con una scissione, o spin off, che prevede il trasferimento dei settori del fotosensibile e del magnetico a una nuova compagnia indipendente, con sede americana, denominata Imation. Lo stabilimento passa alla nuova società: si assiste a una contrazione degli addetti e degli investimenti, all’esternalizzazione dei servizi, alla chiusura di varie filiali europee. Nel 1998 l’imaging medicale (quasi il 60% del fatturato) viene ceduto a Kodak; i dipendenti sono meno di un migliaio.

La crisi societaria si acuisce, fra rilevamenti di proprietà da parte del management interno con fondi esteri (la finanziaria inglese Schroeder Ventures, poi Permira), prepensionamenti e cassa integrazione. Si giunge drammaticamente alla liquidazione: nel 2004, con 850 dipendenti e 70 milioni di debiti, Ferrania è posta in amministrazione straordinaria. E’ l’epoca della fabbrica commissariata, degli scioperi e delle mobilitazioni in Val Bormida e a Roma, dell’emergenza lavorativa per centinaia di persone, nello stabilimento e nell’indotto si disperde un patrimonio unico di conoscenze e cultura professionale. Una sconfitta che si riflette in un duraturo malessere sociale e territoriale. Nel 2005 la fabbrica è acquistata all’asta da una cordata di imprenditori genovesi, che dà vita a Ferrania Technologies (pannelli fotovoltaici, intermedi farmaceutici, chimica per imaging). Dopo il ritiro degli altri soci, resta il gruppo Messina; parte delle infrastrutture appartiene dal 2009 alla società regionale Parco Tecnologico Val Bormida/FILSE. Mentre nell’intera area (non più riconducibile, dopo tanti decenni, a un unico proprietario) si annunciano o realizzano nuovi impianti (un biodigestore di rifiuti, una cartiera), si consuma la fine della stagione del fotosensibile: i lavoratori superstiti sono posti in mobilità, cessa la produzione di pellicola, vari reparti sono demoliti. Lo storico stabilimento attende ancora un suo futuro. Dal 2013 la società FILM Ferrania ha intrapreso un progetto industriale, finanziato anche attraverso internet, per tornare a realizzare pellicola all’interno dello storico Laboratorio di ricerche fotografiche. Il loro primo prodotto, una pellicola in bianco e nero, esce nel 2017, con l’evocativo nome di FERRANIA P30.

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