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Curare la pellicola

Il cinema, uno dei principali fenomeni della modernità, vive da sempre una paradossale doppiezza. Le immagini sullo schermo possono veicolare la realtà o produrre mondi fantastici. I film allo stesso tempo sono opere d’arte e prodotti dell’industria dell’intrattenimento. Sono pensati per durare ed essere tramandati, oppure per essere consumati nel breve arco di una stagione o di una moda. L’intero XX secolo è attraversato da questa ambigua e affascinante messa in scena dell’immaginario, mediante una pellicola e un proiettore. Oggi quel cinema non c’è più, si va trasformando in nuove forme, come la società di cui era espressione e come la tecnologia che lo produceva ormai travasata nell’odierna dimensione digitale.

Il paradosso più drammatico riguarda le pellicole: il nastro di cellulosa, chiamato a catturare per sempre fantasmi e invenzioni, è destinato a morire. Il tempo e l’ambiente non sono alleati della chimica del film: la pellicola inizia lentamente a decadere fin dalla sua nascita, a reagire alle condizioni esterne, a liberare sostanze gassose che alterano l’emulsione e si propagano alle altre pellicole. I prodotti organici della tecnologia fotochimica novecentesca rischiano di scomparire, nonostante l’illusione che tutto possa essere riprodotto: oltre il 70% della produzione mondiale cinematografica di sempre è perduta. Buona parte della stagione del muto, quando le pellicole venivano colorate a mano, è svanita: sono andate disperse raccolte e distrutti supporti, specie quelli in nitrocellulosa, con una vita media di cento anni, facilmente infiammabili, anche per autocombustione. Ma sono a rischio anche le pellicole più recenti, in triacetato di cellulosa, a causa del decadimento dei colori o per la sindrome acetica. Si tratta di un processo chimico di degenerazione; nelle pellicole – conservate in ambienti che non hanno temperature e umidità idonee – gli strati gelatinosi possono degenerare, con la progressiva perdita dei colori. La decomposizione del supporto libera acido acetico (da cui il tipico odore), alterando la pellicola fino al suo disfacimento.

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