La storia della pellicola fotografica è una battaglia, tecnica e scientifica, per catturare la luce e le sue sfumature. I primi prodotti della FILM hanno una sensibilità di 20-40 ASA: ortocromatica (non sensibile al rosso, a differenza della pancromatica) in rullini (rollfilms) e in pacchetti (film-packs), nel 1928-1930. Nel frattempo il passaggio determinante dalla miscela alcool-acetone alla miscela alcool-etere porta alla pellicola ininfiammabile. Grazie all’investimento in studi e strutture, il catalogo si diversifica, dalle diapositive ai prodotti per l’aviazione, a quelli per infrarossi… Nel 1947 il Ferraniacolor invertibile 12 ASA è la sola pellicola a colori realizzata in Europa. La ricerca procede sul bianco e nero e sul colore, guardando ai professionisti come ai principianti, in sfida con la concorrenza, grazie a pellicole avanzate, sviluppabili non più dalla sola azienda ma anche da laboratori privati. Di particolare successo l’invertibile colore DIA28/ 50 ASA, del 1962.
Con 3M una parola chiave è compatibilità: i materiali fotosensibili devono essere compatibili con i trattamenti Kodak (si diffondono i piccoli laboratori presso i fotonegozianti). Mentre si riduce il bianco e nero, destinato a un settore di nicchia, il catalogo si concentra su prodotti ad altissima sensibilità («fotografare l’impossibile» è uno degli slogan), associati al marchio internazionale Scotch e al suo logo, la sfera con la gamma dei colori. A metà degli anni ’80, dalla tecnologia del tabular grain (capace, a parità di dimensione, di catturare più luce) nasce la serie High Resolution. Seguono altri prodotti di alto livello, come la pellicola per diapositive 640T e la Scotchcrome 100. Se le prime pellicole Ferrania necessitavano di cavalletto anche in luce diurna, la Scotchcrome 800/3200 ISO permette scatti notturni, a mano libera.
L’ultima serie è Solaris, poi il digitale e le vicende societarie portano nel 2009 all’arresto della produzione.
