Immagini delle maestranze, gruppi maschili e femminili in divisa, adunate: dalle stampe delle vecchie lastre di vetro emulsionate emerge una storia corale. Agli scatti dei fotografi di fabbrica si affiancano gli ampi reportage commissionati a specialisti (Ferdinando Pasta, lo studio Villani), mentre si consolida – specie fra gli anni ’30 e ’50 – l’iconografia delle vedute frontali. La fotografia industriale, fondata sul rapporto fiduciario fra tecnico e azienda committente, raggiunge a pieno gli scopi comunicativi cui è chiamata, con risultati estetici spesso di valore. Ecco la foto di gruppo del personale che circonda il direttore, innanzi alla centrale, l’inquadratura delle sfilate e delle occasioni speciali, le immagini ricordo delle moltissime visite, fra tecnici, studenti, politici, ospiti vari.
Lo spazio della messa in scena corale è di solito il piazzale della fabbrica o il Dopolavoro. In altri casi sono le piazze italiane (Venezia, Roma) durante le grandi gite in treno o pullman. E ancora: il primo maggio, la Madonna pellegrina del 1952, il cambio turno. Ma il momento più emblematico resta San Luigi, il 21 giugno, onomastico del direttore, festeggiato ogni anno – dal 1932 al 1966 – al pari delle ricorrenze civili e religiose.
È l’apoteosi dell’«ingegnere», Luigi Schiatti, l’onnipresente guida della fabbrica-feudo, il destinatario di mille richieste e omaggi, colui che gratifica e punisce, dispone prestiti, assume parenti, fa da padrino ai nati nelle case del villaggio operaio. Durante la sua festa concede l’amnistia dalle punizioni in corso, premia i meritevoli e gli anziani, fa distribuire vino e formaggio, posa sorridente fra le operaie.
Il rito collettivo va a scemare negli anni della 3M (e di un nuovo ingegnere: Francesco Gervasio, responsabile delle risorse umane), con strategie e codici visivi ormai mutati. Si inquadrano i gruppi in visita nel family day; fotografi improvvisati scattano immagini ricordo di cene al ristorante o feste per il pensionamento.
